Storia di Savona

Savona dal 1950 ad oggi
Passata la guerra non rimase che demolire molte costruzioni pericolanti (e tra questa la chiesa San Filippo Neri), rimuovere le macerie e poi ricostruire.
Primo edificio ad essere costruito nell'area fu il mercato e poi a partire dagli anni Cinquanta, vennero realizzati i nuovi edifici residenziali della via Gramsci mentre altre aree, un tempo occupate da vecchi palazzi, rimasero a lungo in attesa della definitiva sistemazione. Nell'immediato dopoguerra venne sistemata anche la piazza Saffi con la demolizione della caserma del 41° Reggimento di fanteria e costruiti i palazzi prospettanti sulla stessa e la piazza Colombo su via Pietro Giuria con la costruzione nel 1956/57 del palazzo delle scuole medie Paolo Boselli.

Dopo questo primo periodo di stasi postbellico in cui furono solo riparati i danni causati dalla guerra nel centro storico si fece sempre più pressante il problema conseguente alla crescita demografica: il fabbisogno di nuove abitazioni per la classe medio-bassa: la popolazione di Savona passò dai 40.000 abitanti di fine Ottocento ai 60.000 abitanti del 1937 fino agli 80.000 abitanti degli anni Settanta. Dapprima furono costruiti i primi quartieri popolari Ina-Casa e GESCAL su via Stalingrado e in zona Chiavella a Chiappino, del tutto privi di servizi e urbanizzazione primaria e secondaria, poi i grandi quartieri popolari di Legino, Chiappino e Mongrifone a partire dagli anni Settanta.
Tutti gli interventi edilizi si spostarono dall'Oltreletimbro verso ponente in zona fino ad allora agricola come la piana di Legino mentre a Levante, dopo la costruzione di numerosi condomini nella Villetta e Villapiana, non rimasero più, data la natura accidentata del territorio collinare, grandi aree appetibili per il mercato immobiliare da destinare ad edificazione eccettuato il fondovalle a nord di Lavagnola dove sorgerà il quartiere di Lavagnola.

La periferia di Savona si sviluppò in poco più di dieci anni a partire dagli Anni Settanta fino alla metà degli anni Ottanta tra la collina di Mongrifone fin oltre la piana di Legino verso Zinola: un massiccio intervento edificatorio che snaturò completamente il paesaggio rurale preesistente; il risultato fu quello di una periferia caotica, discontinua senza forma ed identità: pochi i servizi ed il verde pubblico di quartiere, molti i disagi a dispetto delle originarie indicazioni di piano (tutti e tre i quartieri di Legino, Chiappino e Mongrifone furono pianificati con piani di zona nel 1965 dagli architetti Fusco ed Accinelli) che volevano farne una periferia con quartieri autosufficienti dotati di tutti quei servizi che era difficile ottenere nel centro storico: grandi strade, molto verde, scuole, mercati, centri commerciali, sociali, chiese.

Con gli anni Settanta venne anche inaugurata la nuova ferrovia e stazione a Mongrifone, nel 1977.

Rimase così un grande vuoto tra la città ottocentesca al limite del Letimbro e la nuova stazione: uno spazio che doveva essere destinato al nuovo sviluppo urbano più volte pianificato (è del 1963 la prima stesura del piano particolareggiato Oltreletimbro) e solo in parte realizzato con la costruzione del quartiere "Ammiraglie" che però nella seconda metà degli anni Settanta lasciarono un grande vuoto urbano tra la nuova stazione e il cuore della città.

Dagli anni Ottanta in poi si registrano pochi interventi edilizi ed urbanistici: possiamo citare la costruzione del nuovo insediamento industriale-artigianale del P.A.I.P. di Legino dove andarono ad insediarsi anche numerose ditte espropriate dalla zona corso Ricci Oltreletimbro, la costruzione del palazzo della Provincia e il palazzo di Giustizia su via XX Settembre e i nuovi "Ipercoop" su corso Ricci (1996) e "Matitino" in zona Santa Rita alle Fornaci.



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