Storia di Savona
Savona tra il 1850 ed il 1900
L'abbattimento delle mura è ritenuto l'opeazione
più urgente per aprire le zone edificate verso le
areee limitrofe.
Le mura, vecchio simbolo di sicurezza, non hanno più
funzione strategica, la loro demolizione permette alla città
di espandersi nel territorio circostante.
A Savona, subito fuori le due porte delle mura cittadine,
si costruiranno le due relative piazze e i due edifici più
significativi ed importanti dell'architettura sociale dell'Ottocento
savonese: il teatro Chiabrera e l'ospedale San Paolo.
I lavori per la costruzione del teatro iniziano tra il 1850
ed il 1853 proprio sotto le mura del castello dello Sperone,
in quella che alla fine del XII secolo era la piazza del
Mercato; il teatro venne progettato in stile neoclassico
dall'architetto carlo Falconieri.
L'ospedale San Paolo (realizzato tra il 1847 ed il 1852)
fu progettato dall'architetto Carlo Sada. L'orientamento
dell'edificio, fissa definitivamente, fedele ai canoni torinesi,
anche quello di tutta la maglia viaria ottocentesca che
il Cortese, ingegnere civico di Savona, delinea con il Piano
Regolatore del 1856.
Nel 1852
vengono incaricati gli architetti Cortese e Galleano per
la stesura del progetto di Piano Regolatore.
Il piano venne approvato nel 1856; esso si limitava a tracciare
un disegno di strade secondo un sistemaa maglie ortogonali
che individuavano una serie di isolati di simensioni variabili
ma irregolari ai margini per adeguarsi ai diversi allineamenti
di strade e di case già esistenti: i nuovi quartieri
semplicemente si accosteavano alla città esistente,
intervenendo, nella fascia compresa tra la passeggiata delle
Lizie ed il retro degli edifici del San Paolo e del duomo.
La variante al Piano Regolatore di Tissoni e Frumento nel
1865 non si discosta molto dal piano del 1856: solo frammenta
in modo più accentuato l'area riducendo così
le corti interne degli isolati.
Asse centrale del piano è la strada porticata, via
Paleocapa, che, dalla stazione attraverso il centro storico,
arriva sino al porto attraverso lo sventramento dei quartieri
antichi, mentre un ampio corso rettilineo, corso Principe
Amedeo (oggi, corso Italia), separa la città vecchia
dal reticolo ortogonale della nuova espansione.
I lavori della variante iniziano nel 1868: da questo momenti
si avvia il più imponente sviluppo cittadino che
si protrarrà sino ai primi decenni del Novecento.
Il Comune espropriò vaste aree che per la maggior
parte erano appezzamenti di terreno coltivati ad orti e
vititi, agrumi e ortivi , ma anche parchi di proprietà
nobiliari, come il giardino del palazzo del marchese De
Mari.
Con la variante al piano regolatore gli amministratori savonesi
riuscirono ad imporre condizioni come portici, larghezza
delle strade, ampiezza delle piazze, che dovevano apparire
allora estremamente onerose ed ambiziose (corso Italia,
ex corso Principe Amedeo, ha una sezione di ben 18 metri).
Proprio a fianco del nuovo ospedale San Paolo venne costruita
la prima grande arteria cittadina che attuava il piano Corsi
, corso Principe Amedeo: era lunga 764 metri ed era larga
18 metri con filari di alberi che correvano parallelamente
ai suoi lati, forniti di comodi marciapiedi, selciato in
lastre e tacchi della Spezia.
Altra arteria di primaria importanza era via Paleocapa intitolata
a Pietro Paleocapa, un eminente uomo politico bergamasco,
strenuo difensore delle aspirazioni savonesi riguardanrti
i collegamenti ferroviari con il Piemonte; nel 1862 si discussero
le caratteristiche della strada; due anni dopo il Regolamento
d'Ornato precisava che gli edifici della piazza su cui sarebbe
sorta la stazione ferroviaria e della strada tra questa
ed il centro della città dovevano essere decorati
da portici lungo la loro fronte esterna; i portici nei punti
di crocicchio delle strade trasversali con detta strada
principale, dovevano essere continuati a terrazzo scoperto.
Stabilito che la stazione doveva sorgere sulla sponda sinistra
del torrente Letimbro, si potè definire la nuova
strada verso il centro cittadino e si seguì il percorso
di un modesto viottolo lungo circa 50 metri esistente da
tempo ed indicato con il nome di vico del Molino il quale
congiungeva via Pia con la passeggiata delle Lizie.
La strada nel 1871 arrivava fino a via Pia ed era lunga
330 metri: non si pensava allora che la strada dovesse arrivare
sino al porto.
Piazza Mameli sorse nel 1868 a seguito della costruzione
dei primi edifici su via Paleocapa, si sviluppò rapidamente
ed in pochi anni assunse quello che doveva diventare, per
gran parte, la sua fisionomia. Su piazza Mameli aveva l'ingresso
il bel giardino De Mari: il giardino scomparve dopo il primo
decennio del Novecento per lasciare il posto all'ultimo
fabbricato di piazza Mameli.
Piazza Sisto IV venne sistemata con aiuole ed alberi ad
alto fusto: era un giardino di forma ellittica, con alberi
di eucaliptus, chiuso da una bassa cancellata in ferro:
per Savona rappresentava un palocoscenico all'aperto dove
le bande musicali cittadine e quelle militari eseguivano
applauditi concerti: il palco venne costruito in muratura.
La piazza doveva mutare fisionomia a partire dagli anni
Trenta del XX secolo.
Piazza del Popolo era conosciuta comunemente alla fine del
secolo scorso come piazza della stazione (l'edificio della
vecchia stazione venne demolito nel 1980): la piazza nel
1880 aveva una superficie di 22.800 mq. sistemata a giardini,
nel 1884 prese il nome di Piazza Principe Umberto e divenne
l'attuale Piazza del Popolo, nel 1945.
Piazza Diaz, l'antica piazza del mercato, vantò per
molti decenni l'esistenza di molti alberghi che, dalla metà
del'Ottocento ai primi decenni del Novecento, ebbero vasta
fama, il più noto fu l'albergo Svizzero, sorto nel
1849; ma il più importante edificio prospettante
sulla piazza è il teatro Chiabrera, edificio in stile
neoclassico con facciata ornata da due ordini di colonne
sovrapposte doriche e ioniche, costruito nel 1850 dall'architetto
Cortese.
Negli stessi anni in cui iniziarono i lavori per la variante
al piano regolatore di Savona, nella città venne
costruita la ferrovia per Genova, Ventimiglia e quella per
Torino: in un primo tempo, nel 1852, si pensò di
collegare l'edificio della stazione ferroviaria nella zona
portuale dove sorse poi la stazione marittima ma, nel 1863,
per maggiore comodità dei viaggiatori, venne ubicata
nella sponda sinistra del Letimbro, all'inizio era solo
una baracca ma nel 1881 sarà sostituita dalla stazione
ferroviaria a conclusione del completamento di via Paleocapa:
all'interno della stazione esisteva un'ampia tettoia in
ferro che copriva i primi tre binari che venne smantellata
nel 1940 quando la nuova stazione fu trasferita a Mongrifone.
La ferrovia da Genova raggiunse Savona nel 1868 e solo nel
1872 entra in esercizio la linea per Ventimiglia.
Nel 1893 iniziarono i primi lavori per il prolungamento
di via Paleocapa verso il porto: il progetto di Carlo Tissoni
è del 1887. Per il compimento di via Paleocapa si
rese necessaria la demolizione di vari fabbricati esistenti
tra via Pia e piazza
Leon
Pancaldo
: i lavori iniziarono nel 1891 e nel 1898 la via Paleocapa
arrivava all'odierna piazza Leon Pancaldo; i nuovi edifici
che sorsero in pochi anni tra via Pia e la torretta mantennero
le stesse eleganti caratteristiche di quelle del precedente
tratto, ma per questa operazione vennero demoliti parte
dei fabbricati medioevali che dalla calata arrivavano sull'area
della piazza Leon Pancaldo. Durante i lavori per il prolungamento
di via Paleocapa si registrò una certa pressione
da parte della cittadinanza per abbattere la torre Leon
Pancaldo considerata "un'intoppo all'occhio che vuole
trascorrere libero al di là della piazza"; ma
la torretta rimase al suo posto, quale ultima testimonianza
della cinta muraria eretta sei secoli orsono.
Sul finire dell'Ottocento il corso Principe Amedeo venne
prolungato verso il mare: questo tratto assunse comunemente
il nome di Prolungamento: sistemato a giardini intorno al
1900, nello stesso tempo si formò anche il vasto
piazzale con la costruzione di un muraglione lungo il mare
ed il passeggio che prese il nome di Trento e Trieste, accanto
alla fortezza del Priamar.
Alla fine del secolo scorso la piazza del molo era molto
più vasta di adesso e al tempo si realizzò
la cosiddetta Terrazzetta: una terrazza-passeggiata costituente
la copertura di un basso e lungo edificio fronteggiante
la Darsena Vecchia, ad uso magazzino. Nel 1870 la piazza
del Molo era così descritta:
<< un bel quadrato con ampi viali e con larghe
strade di contorno, della superficie di circa 30.000 mq.>>.
Anche all'interno del porto vennero realizzati numerosi
lavori per l'ampliamento dello stesso: tra il 1871 ed il
1881 il Comune realizza nel porto la nuova darsena Vittoria
Emanuele II per l'impianto della stazione di partenza delle
funivie Savona-San Giuseppe. Il porto divenne in breve tempo
il polmone vitale della città: si installarono in
un primo tempo, nel 1880 lo stabilimento meccanico della
Servettaz e la Poggi & Astengo con un impianto per la
macinazione dello zolfo, nel 1889, l'impianto petrolifero
Benedetto Walter & C.
Altri lavori vennero realizzati nel porto nei primi anni
del Novecento all'interno del porto come la calata Paolo
Boselli ed il Parco Vagoni.
Alla fine del secolo si registrano ancora interventi edificatori
al di fuori della Variante al piano regolatore e sono l'espansione
a nord lungo corso Torino, l'espansione a mare sul costruendo
Corso Colombo e alle Fornaci e nell'Oltreletimbro sul costruendo
Corso Ricci, il cimitero monumentale di Zinola del 1879
costruito in stile neoclassico con tendenze eclettiche classicheggianti.
Via Pietro Giuria e la piazza Giulio II vennero realizzate
tra il 1880 e il 1885 per ragioni di igiene; per l'apertura
della strada venne demolito il quartiere dei Cassari ed
edifici di pregio come il collegio degli Scolopi, la chiesa
di Santa Croce. Corso Colombo fu realizzato a partire dalla
fine dell'Ottocento; in seguito, all'inizio del secolo XX
venne prima costruito il ponte sul Letimbro e poi, tra il
1905 ed il 1910 venne realizzata l'intera arteria sino alle
Fornaci, via Vittorio Veneto.
Nel borgo delle Fornaci scomparvero dalla fine del secolo
XIX le numerose fabbriche di laterizi lasciando il posto
alla serie di nuovi alti edifici fronteggianti il mare.
Purtroppo il piano regolatore del 1856 e la successiva Variante
Corsi del 1865 non tennero conto di una razionale disposizione
delle iniziative industriali che furono costrette ad istallarsi
alle frange estreme dell'edificato dove stava espandendosi
la città: su corso Ricci e su corso Colombo creando
una caotica e disordinata commistione di funzioni.
Su corso Ricci che dalla chiesa della Consolazione arrivava
fino all'altezza della vetreria Viglienzoni lungo la sponda
destra del Letimbro, si istallarono, oltre alla sopracitata
vetreria Viglienzoni, le distillerie italiane, un fabbrica
di materiali refrattari, il pastificio Astengo e la fonderia
Balbotin.
Su corso Colombo e lungo la costa si istallarono numerosi
cantieri navali (cantieri Solimano), la Servettaz e, nel
1910, la centrale termoelettrica.
Con la fine del secolo può dirsi perfettamente delineato
il nuovo centro cittadino: in gran parte costellato dagli
alti edifici e, in alcuni tronchi ormai perfettamente tracciato
con i primi palazzi sorti, anche se in maniera non contigua,
perfettamente allineati sul tracciato prefissato per la
nuova città. Lo storico Nicolò Cesare Garroni
nella sua Guida del 1874, quando via Paleocapa e il corso
Principe Amedeo stavano assumendo il loro aspetto definitivo
e già stavano delineandosi gli altri ampliamenti,
così descrive Savona:
<< Oggi la città nuova si va compenetrando
in più parti nella vecchia e quando la riunione sarà
compiuta e perfetta e ambedue formino una città sola
ed eguale, colle ampie strade che tutte ostentano da un
lato i floridi colli e dall'altro le trepida marina, con
un'aere incontaminabile, con mare salutifero e solazzevole
e con una stazione, il cui spettacolo non teme paragoni,
questa rinascente Savona è in via di riuscire fra
le cento città d'Italia, una delle più salubri
e dilettevoli>>.
Nel 1871 A. Bertolotto e S. Pesano scrivevano:
<< La parte nuova della città, che è
quella più vicina al Letimbro, si presenta, con le
sue nuove costruzioni, grandiosa e tale da far meravigliare
chiunque gurdandola ponga mente che nel giro di appena un
lustro si è compiuta questa trasformazione, e sorsero
alti e superbi palazzi dove prima modestamente fiorivano
gli aranci>>.

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