Storia dei quartieri di Savona
Origini del porto di Savona
Il porto di Savona, nel Duecento, era un'ampia distesa di
materiale alluvionale trasportato in mare dai vicini corsi
d'acqua e spostati dalle correnti marine.
Il borgo del Molo nel Trecento
L'area della Vecchia Darsena, sotto il Priamar, faceva parte,
nel Trecento, del borgo fuori le mura detto il Molo dove
erano insediati cantieri ed un arsenale costruito il secolo
precedente a causa di un notevole fabbisogno di naviglio
per esigenze belliche e dove avevano laboratori e residenza
gli addetti alle arti marinaresche e i marinai.
I cantieri navali ebbero, nel Trecento, uno sviluppo sorprendente,
concentrati nel borgo del Molo, a fianco dell'arsenale del
comune.
Nuove opere nel porto di
Savona nel XIV secolo
Il porto ebbe, nel Trecento, le maggiori attenzioni: nel
1313 il molo di S. Erasmo venne prolungato di 50 metri e
nel 1317 venne costruito un muraglione di difesa.
Nel 1343 venne allungato di più di 40 metri il molo
delle Casse.
Tutte queste opere che portarono lo scalo marittimo ad un
livello pressocchè uguale, per dimensione ed impianti,
a quello genovese, rendevano i savonesi consapevoli della
loro forza.
Nasce il porto del Piemonte
nel XV secolo
L'epoca d'oro dell'economia savonese, iniziata nel Trecento,
continuò per tutto il Quattrocento.
Savona si inserì tra le più floride Repubbliche
marinare e questo fu possibile perchè le energie
della quasi totalità degli abitanti si riversarono
nel settore industriale, mercantile e portuale.
Verso il porto erano riversate le attenzioni non solo del
comune ma anche di tutti gli operatori economici savonesi
e del retroterra che consideravano lo scalo marittimo la
principale ragione di vita e prosperità della Repubblica.
Anche gli abitanti delle Langhe contribuirono ai lavori
nel porto per mantenere in efficienza il "porto del
Piemonte"; questo sta a dimostrare la secolare funzione
di questo che è sempre stato lo sbocco naturale dell'oltregiogo.
Ma il porto savonese, situato in posizione di sottoflutto
e per questo attivamente difeso dai venti più insidiosi,
rimaneva esposto ad una continua azione di interramento
che, a partire dal Duecento, aveva richiesto, per almeno
quattro mesi all'anno, lo sgombero delle arene che si depositavano
all'esterno del molo.
Al porto di Savona affluivano, nelle condizioni più
favorevoli, le merci di ogni genere dall'interno destinate
all'esportazione e, per via mare, quelle per il vasto hinterland
comprendente il Piemonte, la Lombardia, la Svizzera e numerosi
mercati dell'Europa centrale.
Il porto interrato dai genovesi
nel 1525
Nei primi anni del secolo, intensa era l'attività
cantieristica, nuovi cantieri navali sorsero nei pressi
del molo di S. Erasmo, ma cessò definitivamente l'attività
dell'Arsenale della marina.
Nel 1525 il porto di Savona venne interrato dai genovesi
che scaricarono nel bacino pietre e massi che danneggiarono
gravemente la darsena riducendo lo specchio acqueo disponibile
ad un piccolo bacino con scarsi fondali e con imboccatura
malagevole.
Dopo la catastrofe, quando si trattò di ricostruire,
sulla rovina della florida economia di un tempo, le basi
di una ben più modesta vita economica cittadina,
le prime cure furono indirizzate, oltre all'attivazione
di piccole industrie ed alla ripresa di limitatissimi scambi,
soprattutto verso il ripristino della piccola darsena interna,
la sola che, a seguito di molte suppliche, era stata parzialmente
risparmiata dalla rovina.
Sul porto, infatti, non si poteva fare alcun conto, sia
perchè le condizioni imposte da Genova vietavano
alla città ogni attrezzatura portuale, sia perchè
lo specchio acqueo, colmo di detriti, andava riempiendosi
di sabbia che passava attraverso le larghe brecce prodotte
dalla distruzione del molo di S. Erasmo.
Ebbero così inizio i ricorsi e le suppliche al governo
genovese affinchè autorizzasse, con appositi decreti,
l'esecuzione di opere di riparo.
Venne eretto un muro a difesa della darsena sul molo di
S. Erasmo, nel 1539.
Altre opere di riparo per fronteggiare l'avanzata delle
sabbie, vennero compiute nella seconda metà del Cinquecento.
Pochi i lavori nel porto
nel XVII e XVIII secolo
I traffici del porto, quasi inesistenti, si limitarono al
modesto cabotaggio costiero e la dogana, divenuta inservibile,
venne ripristinata all'inizio del secolo. Nel 1604 ne venne
fabbricato l'avancorpo sulle precedenti strutture (nell'attuale
piazza Colombo presso la Vecchia Darsena), sistemando anche
i magazzini interni.
I lavori che si intrapresero nel corso del secolo ed in
quello successivo per liberare lo specchio acqueo dagli
interrimenti, non ebbero che modesti risultati.
Nel mese di luglio del 1749 il senato genovese decretava
la distruzione completa del borgo del Molo.
Nell'Ottocento la piazza del Molo viene sistemata a giardini
Nell'Ottocento
si sviluppa l'industria cantieristica; a tale scopo venne
sistemata, intorno al 1870, la vasta piazza del Molo, ubicata
tra il porto e la fortezza.
Niccolò Cesare Garoni nella sua Guida del 1874, scrive:
<<...Nelle dolci stagioni gli ordinari passeggi
della sera e dei giorni di festa si fanno in sul terrazzo
e sulla piazza del Molo, i cui erbosi tappeti sono popolati
di scherzevoli fanciulli e l'aere infiammato dei raggi del
sole meridiano, ripete lungamente le armonie delle musiche....
Il bacino del porto presenta l'aspetto di un lago tranquillo
incorniciato di solido scalo..>>.
Descrizioni del porto nell'Ottocento
Dalla descrizione di Carlo Gaetano Baffico, Segretario
della Società Economica di Savona, del 1853:
<<...La città ha una gran piazza detta del
Molo, alberata a disegno con ampli viali e strade di contorno...
...porto di mare sicurissimo a preferenza di ogni altro
del Mediterraneo che pel tratto di presso a 900 metri colla
superficie di 171 mila metri quadrati, si insinua a semicerchio
fra il nord della spianata del Molo ed il caseggiato della
città con direzione a sud ove forma una vera darsena
contornato da ampie e belle calate comode allo sbarco e
caricamento delle merci non che al carenaggio e riattamento
de' navigli.... Attualmente, in virtù del nuovo reggimento,
questo porto è dichiarato di prima classe, e qual
proprietà dello Stato si avrà quindi la soddisfazione
di vederlo presto reso come merita più comodo di
asilo di ogni nave...>>.
Gli amministratori comunali, valendosi del diritto di petizione
alle Camere, sancito dallo Statuto, inoltrarono nel 1848
un ricorso perchè fosse provveduto alla riparazione
del porto.
<<...E' noto a tutti che il porto di Savona è
uno dei più interessanti, dei più utili e
dei più necessari per lo Stato... l'esperienza lo
dimostra tutti i giorni e per la navigazione e per le spedizioni
commerciali provenienti perfino dai più lontani paesi.
Unico fra i porti di Genova e di Nizza.
Nuovi magazzini per il deposito
merci nel porto nell'Ottocento
Intorno al 1856 venne costruito, a spese dell'amministrazione,
un nuovo edificio doganale per consentire il deposito gratuito
delle merci.
Servivano le esigenze del commercio, numerosi magazzini
ed aree di deposito, posti nelle adiacenze delle calate:
un locale appartenente al comune situato intorno alla darsena
di 670 mq., diviso in vari magazzini; un locale di 1251
mq. con soprastante terrazzo, dell'Opera Pia Ospizi di Savona,
suddiviso in 25 magazzini, il magazzino deposito del sale
di 1000 mq., un magazzino di proprietà privata, in
precedenza adibito a deposito di coke di 290 mq., un fabbricato
posto a fianco delle calate della darsena, composto dalla
dogana e dalla Raiba dove erano depositate le merci di transito
di 2200 mq. Per il deposito di legnami esisteva una vasta
tettoia di 28.000 mq. con sovrastante tettoia di 651 mq.
per il deposito del carbone proveniente da Cadibona.
Nuovi stabilimenti industriali
nel porto nell'Ottocento
Fu nel 1861 che Tardy e Benech impiantarono una ferriera
nell'area portuale, avvenimento che rappresentò a
Savona l'avvio della moderna grande industria. La fabbrica
occupava ai suoi inizi circa 600 operai.
Sono centinaia i savonesi che si specializzarono nella metallurgia
e siderurgia lavorando nella fabbrica locale che diverrà
una delle più importanti d'Italia cambiando poi la
ragione sociale in Ilva.
Nel 1889 si intallò nella zona portuale lo stabilimento
petrolifero di Benedetto Walter. La società ebbe
in concessione un'area di 3700 mq. sulla spiaggia all'esterno
della calata orientale della nuova darsena.
Dal 1880 si erano stabilite nell'area portuale due aziende
di una certa importanza: lo stabilimento meccanico ing.
Gio Servettaz e la Poggi e Astengo.
Sviluppo dei traffici nel
porto nell'Ottocento
Il commercio marittimo savonese, dopo la parentesi dei primi
due anni del secolo, durante i quali, oltre al blocco marittimo,
dovette subire gli intralci di una diffusa ed insidiosa
guerra di corsa, riprese in breve il posto di una certa
importanza, provvedendo ai bisogni del vasto retroterra
piemontese.
I savonesi, nonostante le misere condizioni del porto, ripresero
consistenti traffici con numerosi mercati del Mediterraneo.
Lo sviluppo delle attività industriali provoca, a
partire dal 1861, un conseguente aumento del traffico portuale
dovuto alle esigenze di importazione ed esportazione delle
nuove aziende.
Nel 1865 comparvero nel porto legni provenienti dalla Norvegia,
dalla Svezia e dalla Tunisia.
Si era sviluppata una buona corrente di importazione di
carbone fossile dall'Inghilterra. Era attivo anche il traffico
passeggeri che armatori savonesi mantenevano con il sud
America, suprattutto con Buenos Aires e Montevideo.
Considerevole era l'esportazione delle fabbriche locali
di stoviglie. Le venticinque fabbriche di laterizi ubicate
alle Fornaci producevano, intorno al 1871, quindici milioni
di mattoni all'anno, esportate anche in America.
Costruzione della Nuova
Darsena Vittorio Emanuele II
Si dimostrò necessario ampliare il porto con il prolungamento
dei moli e delle calate; occorreva poter disporre di un
nuovo bacino e si sentiva la necessità di grandi
magazzini generali e di un nuovo fabbricato della dogana.
Nel decennio 1860-1870 la sproporzione fra i terrapieni
e gli specchi acquei e la scarsa disponibilità di
aree per i commerci, costituì uno dei principali
argomenti riguardanti il porto savonese, mettendo in difficoltà
il settore commerciale.
La Tardy e Benech, che stava attraversando un periodo di
intensa attività, chiedeva più spazio per
potenziare la propria capacità.
Per l'ingrandimento del porto e la creazione della darsena
Vittorio Emanuele II, si espropriarono i terreni della Tardy
e Benech che si trasferì sui terreni del Molo.
Il collegamento ferroviario con il Piemonte e la messa in
funzione del binario di diretto collegamento con il porto
nel 1878 aumentò notevolmente il commercio del carbone
fossile.
La nuova darsena fu completata solo nel 1895.
Il continuo incremento dei traffici aveva portato alla richiesta
di un'istituzione di una Capitaneria di Porto.
La Capitaneria vennne insediata nel porto nel 1879.
Tra il 1872 ed il 1876, il molo delle Casse venne prolungato
di circa 250 m.
Sviluppo dei cantieri navali
nel porto nell'Ottocento
Tra il 1862 ed il 1871 sulla spiaggia che fiancheggiava
la piazza del Molo si varavano bastimenti di grande portata
e vi trovavano lavoro 600 tra carpentieri ed operai.
Il notevole sviluppo dei cantieri navali venne favorito
dall'esistenza di grandi depositi di legname. Ma già
intorno al 1876 i bastimenti in ferro a vapore avevano già
acquistato un sensibile predominio sulle costruzioni in
legno determinando una grave crisi per la cantieristica
savonese.
La industria cantieristica savonese non tentò neanche
di rimodernarsi anche se non le sarebbe stato difficile,
fiancheggiata com'era da valide industrie metallurgiche.
Nel 1885 nascono i cantieri navali Solimano che iniziarono
l'attività con le riparazioni e gli allestimenti
navali nella darsena di Savona affiancando alle demolizioni
navali, la costruzioni di nuove unità.
Negli ultimi decenni dello scorso secolo iniziò,
nel porto di Savona, l'attività di demolizioni navali.
La prima grande azienda che si dedicò alla demolizione
di piroscafi in ferro fu la Tardy e Benech.
L'ultimo decennio del secolo è caratterizzato dalla
crisi provocata dalla chiusura della Tardy e Benech che
occupava allora più di duemila operai. Lo stabilimento
metallurgico risentiva della spietata concorrenza dei mercati
esteri.
Solo nel 1893, con l'inizio della gestione delle Acciaierie
e Fonderie di Terni e con il ritorno alla normalità
del settore, ripresero le lavorazione, e lo stabilimento
diverrà uno dei più importanti d'Italia.
Situazione del porto all'inizio
del Novecento
A causa dell'angustia delle opere portuali e della scarsità
delle vie ferroviarie, nonostante l'incremento dello sviluppo
industriale, il porto di Savona risentì della concorrenza
degli altri scali del Mediterraneo.
Intorno al 1910, ultimati i lavori di ingrandimento che
erano stati iniziati sul finire del secolo precedente, il
porto di Savona aveva una superficie di 200 mila mq. di
cui 120 mila dell'avamporto e del porto vecchio e 66 mila
della darsena Vittorio Emanuele II e 16 mila mq. di Darsena
Vecchia.
Nei primi anni del secolo il traffico del porto di Savona
aveva raggiunto il traguardo del milione di tonnellate annue,
inserendosi nei primissimi posti della graduatoria degli
scali nazionali.
In questo periodo il porto svolse in pieno la sua funzione
di scalo naturale del Piemonte e delle zone vicine e fu
valido porto sussidiario di quello di Genova, il quale,
congestionato dai notevoli quantitativi di merci, non era
in grado di far fronte al repentino aumento dei traffici.
Nuovi lavori nel porto all'inizio
del Novecento
Nel 1913 iniziarono i nuovi lavori nel porto. Nel 1922 erano
già stati realizzati 400 metri del molo frangiflutti.
Il parco vagoni viene realizzato nell'area ottenuta a ridosso
del molo delle Casse dal preesistente accumulo di arene
mediante la costruzione di un molo lungo 334 metri.
Nel 1920, mentre si lamentava la grande strozzatura del
binario in galleria troppo lento e insufficiente, si costruì
nell'area portuale un capannone in cemento armato per il
deposito del cotone lungo 120 m. e largo 40 m. con la capacità
di 47 mila mc. (sullo sporgente tra il vecchio porto e la
nuova darsena), oltre alla massicciata della nuova Calata
Boselli.
La situazione del porto al 1927 non varierà sensibilmente
nella sua consistenza e nelle attrezzature fino alla Seconda
Guerra Mondiale.
L'ampiezza dello specchio acqueo racchiuso era di 220 mila
mq., il porto risultava difeso da quattro opere artificiali:
il molo di S. Erasmo ormai interrato, il molo delle Casse
(330 m. x 8 m.), il molo Nuovo o Frangiflutti (390 m. x
9,40 m.) e la diga di tramontana di 155 m.
La Darsena Vecchia (che è rimasta ancora oggi com'era
nell'Ottocento e nei secoli precedenti) è molto utilizzata
in questo periodo, soprattutto per i bastimenti a vela.
Intorno al 1936 la Società Funivie Savona-San Giuseppe,
ampliò il pontile del porto di Savona.
I bombardamenti della II
Guerra Mondiale danneggiano il porto
Nel 1943, il 3 ottobre, venne interessato dai bombardamenti
aerei, con gravi conseguenze, lo stabilimento dell'Ilva,
nell'area portuale.
I bombardamenti del 27 agosto 1944 hanno come obiettivo
le installazioni portuali (il grande capannone Merci Varie
viene distrutto).
I successivi bombardamenti aerei tedeschi del 1944 distrussero
gran parte delle opere portuali: i danni arrecati allo scalo
dagli eventi bellici, risultarono particolarmente gravi.
Situazione del porto nel
Dopoguerra
Lo scalo marittimo, ricostruito celermente, può riprendere
in brevissimo tempo, dopo la fine del conflitto, la sua
funzione al servizio dell'industria, soprattutto del retroterra.
Il grande stabilimento Ilva è costretto, a seguito
delle nuove esigenze del settore siderurgico nazionale,
a cessare parte delle lavorazioni.
Nuovi impianti sorgono nell'area portuale per favorire i
traffici specializzati: il terminal della cellulosa, realizzato
nel 1972 dall'Ente Autonomo del porto sull'area del vecchio
capannone Merci Varie; il grande silos cerealicolo costruito
negli anni Sessanta; l'autosilo, in funzione dal 1971 (capienza:
3 mila autovetture), oggi dismesso.
Mentre nel 1945 il traffico risulta di quasi 800 mila tonnellate,
nel 1947 raggiungerà i 4 milioni di tonnellate, riportando
lo scalo savonese al secondo posto nella graduatoria di
quelli nazionali.
Nel 1973, lo scalo raggiunge i 16 miloni di tonnellate.
Nell'ultimo Ventennio del XX secolo, verrà costruita
anche la Darsena Alti Fondali.
Conclusioni
Dismesse alcune attività industriali legate al porto
commerciale, oggi il porto di Savona cerca una nuova immagine
ed una nuova identità attraverso la riconversione
ed il riuso dei capannoni industriali non più in
esercizio, con la creazione di spazi pubblici e di strutture
legate al turismo ed alle imbarcazioni da diporto, valorizzando
la cornice della Vecchia Darsena (oggi resa luogo pubblico,
facilmente accessibile attraverso il ponte sospeso pedonale)
e la inestimabile risorsa del mare.

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