Storia e arte a Vado Ligure
Villa
Groppallo, costruzione gentilizia del ’700 posta sell’Aurelia prospiciente
il mare, è stata trasformata nel 1982 in un centro culturale
polivalente in cui hanno trovato collocazione la Biblioteca, alcune
sale adibite a manifestazioni artistiche ed il Civico Museo Pinacoteca.
Questo ospita dipinti e sculture delle edizioni del Premio Vado,
svoltosi negli anni ’50 e ’60, ed opere di artisti di grande valore
e fama internazionale, fra cui ricordiamo Rivo Barsotti.
In una sala semicircolare dedicata ad Arturo Martini sono esposti
i gessi delle delle quattro statue del Monumento ai Caduti, de “Il
Cieco”, nonchè la terracotta de “Il Benefattore”. E' presente
inoltre una sezione di quadri ottocenteschi facenti parte del lascito
Queirolo.
Fra le emergenze del centro cittadino il Monumento ai Caduti, realizzato
nel 1923 da Arturo Martini, e la fontana, opera di Bonfiglio, posta
nei giardini a mare “Cristoforo Colombo”.
La piazza dietro la chiesa di San Giovanni Battista, dedicata ad
A. Martini, ospita il Pegaso caduto, opera realizzata da Roberto
Bertagnin, allievo e genero del grande maestro, su bozzetto dello
stesso Martini.
Il Bastione S. Giovanni, situato lungo l’arenile del centro di Vado
è ciò che rimane del forte S. Lorenzo costruito nella
seconda metà del ’600 ad opera dei Genovesi nell’ambito di
una più ampia riorganizzazione delle fortificazioni costiere.
Tra
le frazioni di Sant’Ermete e San Genesio, sul versante destro della
Valle del torrente Segno, si possono incontrare i resti di ben 19
fornaci che servivano per la trasformazione del calcare in calce.
All’ingresso dell’abitato di San Genesio, dove sono ancora ben visibili
i resti di due fornaci (lungo via Piave). Nell’abitato della valle
è anche situata la storica "Ca’ Celesta", prossima
sede del Museo della Cultura Contadina ed il Museo Ornitologico,
nell’ex scuola materna che ospita alcune specie di animali imbalsamati
presenti in gran numero nei boschi vadesi. Lungo la strada, attraversando
il ponte nuovo vicino alla moderna chiesa già intitolata
a S.Rocco e S.Sebastiano si trovano altre due fornaci da calce inserite
in edifici posteriori. Riprendendo via Piave si raggiunge quindi
la frazione di Sant’Ermete dov’è concentrato il maggior numero
di fornaci distribuite in modo uniforme lungo via Lazio. Dalla cava
che si trova al termine del percorso, proveniva invece il calcare
rotto in blocchi o in ghiaia pronto per la cottura. La datazione
delle fornaci della Vallata rimane incerta, poiché non esiste
di fatto una documentazione scritta, ma queste strutture risalgono
sicuramente ad un tipo di produzione medievale. Alcune di queste
sono state spente in tempi recenti, per cui è ancor vivo
tutt'oggi il ricordo di tale lavorazione che era alimentata dalla
vegetazione dei boschi circostanti e che offriva lavoro ad un gran
numero di abitanti della zona.
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