Le Grotte di Toirano
Nel
1944, durante i bombardamenti, alcune famiglie di Toirano si erano
rifugiate nella Grotta della Bàsura ('strega' in ligure).
Durante il soggiorno sotterraneo, alcuni componenti del gruppo
notarono che nel punto dove si riteneva terminasse la grotta esisteva
una stretta spaccatura fra le concrezioni calcitiche, e che da
essa usciva una forte corrente d'aria. Il 28 maggio 1950, con
l'esplosione di tre cariche di tritolo, ricercatori e speleologi
toiranesi forzarono il passaggio e penetrarono in una vasta cavità
inviolata da millenni. Attraversarono sale ornate da moltitudini
di stalattiti e stalagmiti, esplorarono ambienti di suggestiva
bellezza. E, a 450 metri dall'ingresso, un'altra scoperta eccezionale:
migliaia di ossa appartenenti all'orso delle caverne, oltre a
impronte umane antichissime. Ce n'era abbastanza da giustificare
l'intervento del ministero competente, che chiuse la grotta dando
inizio ad una serie di studi sistematici e promuovendo la valorizzazione
turistica delle cavità. Era il 1953. Oggi il complesso
di Toirano è aperto al pubblico tutto l'anno e offre un
itinerario irripetibile, in uno dei luoghi piú belli d'Europa.
La Val Varatella si estende tra Albenga e Pietra Ligure. Il versante
sinistro è ricchissimo di anfratti e grotte naturali. In
particolare, il sistema di Toirano, con la Grotta della Bàsura,
le due Grotte di Santa Lucia, Superiore e Inferiore, e la Grotta
del Colombo, è un classico esempio di paleocarsismo: dagli
8 ai 10 milioni di anni fa, in condizioni climatiche e morfologiche
molto diverse, queste grotte erano scavate da fiumi sotterranei
che le riempivano completamente, come condotte forzare. In seguito,
la progressiva diminuzione della quantità d'acqua ha portato
dapprima a un cambiamento della morfologia interna, poi alla completa
fossilizzazione della cavità, la cui trasformazione fu,
ed è ancora affidata unicamente all'acqua di stillicidio
e di percolamento sulle pareti.
Prima del 1950 la grotta piú nota era sicuramente quella
Superiore di Santa Lucia, luogo di culto della Santa guaritrice
degli occhi: presso l'ingresso, nel XVI secolo fu costruito un
santuario rupestre che è ancora oggi meta di pellegrinaggio.
Ma le scoperte nella Grotta della Bàsura hanno documentato
una presenza continua dell'uomo in epoca preistorica e protostorica,
aggiungendo all'interesse naturalistico e morfologico proprio
delle grotte anche l'aspetto archeologico.
Nel 1961 le tecniche usate nella Bàsura undici anni prima
permisero di aprire anche nella Grotta Inferiore di Santa Lucia
un passaggio ostruito da riempimento calcitico. Oggi si entra
dalla prima per uscire dalla seconda, con un'escursione ipogea
superiore al chilometro (un'ora e mezza di visita) di eccezionale
bellezza e interesse scientifico per le tracce, rarissime, di
Ursus spelaleus, o orso delle caverne. Quantità notevoli
di ossa si sono accumulate nella Grotta della Bàsura tanto
da formare un vero e proprio "cimitero degli orsi" :
nel corso dei secoli sono venute a morire in queste cavità
migliaia di individui. Ma non mancano neppure le testimonianze
del passaggio dell'uomo: nomade e cacciatore, l'Uomo di Cro-Magnon
(Paleolitico superiore) entrò in queste gallerie dai 12
ai 15 mila anni fa per uccidere l'orso, sorprendendolo nel sonno.
Sul pavimento di fango essiccato sono ancora visibili orme di
piedi e, sulle pareti, numerosi segni di lotta: unghiate di orsi,
colpi di torce legnose che i cacciatori portavano per farsi luce
e spaventare i feroci animali.
Entrando nella Grotta della Bàsura si accede subito alla
Sala Morelli. Deve il nome allo studioso don Nicolò Morelli
di Pietra Ligure, che nel 1890 vi scoprì reperti preistorici
insieme a tombe romane entro anfore di tarda età imperiale.
Dopo pochi metri ecco il famoso restringimento aperto con l'esplosivo
nel 1950. Ora il passaggio è comodo e consente di procedere
nelle ampie gallerie successive scavate dall'acqua a pressione,
come confermano le forme circolari o ellittiche che contraddistinguono,
modellate dagli antichi fiumi lungo linee di frattura della roccia
o giunti di stratificazione. Poco più avanti la Torre di
Pisa, una bella stalagmite centrale formatasi quando ormai sul
pavimento non scorreva più acqua, precede la galleria "a
8". La caratteristica sezione ricorda quella del numero arabo
per l'erosione provocata dalla progressiva diminuzione del flusso
idrico. Quando in grotta l'acqua non scorre più a pressione,
ma a pelo libero ha inizio l'approfondimento e le forme divengono
allungate, a forra o meandro. Una splendida colonna a forma di
scure dà ad uno di questi ambienti il nome di Sala del
Fascio. Subito dopo siamo nel Corridoio delle Impronte, dove appaiono
numerose le testimonianze degli uomini preistorici. Superato un
pozzo allagato mediante una passerella metallica, entriamo nella
zona dell'Ursus spelaeus.
Il diaframma che anche qui ostruiva il passaggio fu abbattuto
nel 1961, mentre si facevano i lavori nella vicina Grotta di Santa
Lucia, nel tentativo di congiungere i due sistemi sotterranei.
Con sorpresa gli speleologi trovarono la strada sbarrata da un
laghetto limpido, che in breve svuotarono mediante una pompa.
Mentre le acque calavano, ai loro occhi esterrefatti si presentò
uno spettacolo più unico che raro: le concrezioni subacquee
erano rotonde, bombate, addirittura sferiche, modellate dalla
deposizione del carbonato di calcio secondo ritmiche ma continue
oscillazioni del livello idrico.
A l termine dei 110 metri artificiali sbuchiamo in una galleria
rimasta a lungo isolata dal resto della cavità. La caratterizzano
eccezionali "fiori" di aragonite bianca, delicatissime
formazioni cristalline aghiformi. In alcuni tratti si assiste
ad una vera e propria esplosione di forme simmetriche ed armoniose,
sia aragonitiche che calcitiche: il risultato è altamente
suggestivo, anche perché l'aragonite ricopre grandi stalagmiti
come un velo di zucchero sopra un biscotto. E' quanto accade nella
successiva Sala del Pantheon, molto ampia, dove una stalagmite
raggiunge la notevole altezza di 8 metri. Proseguendo saliamo
nel Corridoio delle Colonne: qui il segno di antichi terremoti
si manifesta nelle linee di frattura che spezzano a metà
numerose formazioni e nel materiale crollato. Un laghetto ora
scomparso ha creato nella Sala dei Capitelli ampi cornicioni all'altezza
degli occhi, dove un tempo arrivava il livello dell'acqu.
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