Le raccolta delle castagne a Calizzano
Calizzano Oggi si dà poca importanza alla produzione delle castagne, tanto che i boschi si sono inselvatichiti e i castagneti da frutto sono andati scomparendo. Il castagno è servito in passato a sfamare le popolazioni dell’intero territorio della Val Bormida. Nei primi secoli del Medioevo, gli uomini,spinti dalla necessità, cominciarono a innestare i selvatici del castagno, che crescevano spontanei nei nostri boschi misti ad altri alberi, per ricavarne frutti grossi e consistenti. Da allora la cultura del castagno continuò a diffondersi fino al 1800, epoca in cui i nostri antenati impararono a sfruttare altri prodotti della terra. Sulla diffusione della cultura del castagno in Calizzano nei secoli passati ci sono numerose prove sia negli Ordinati Municipali, sia negli antichi statuti del 1600.
Buona parte di questi castagneti sono stati tagliati, oppure non trovando più gente disposta a raccogliere le castagne i proprietari non li hanno più curati. Dal Castagno una volta si ricavava:1) Le castagne che per la maggior parte della popolazione erano cibo principale per l’inverno. Le castagne secche erano fatte bollire e messe nel latte al posto del pane e nella minestra come pasta. 2) Le foglie secche servivano per fare il giaciglio delle mucche 3) I rami secchi erano raccolti in fascine e portati a casa per bruciare. 4) Dal legno dei castagni selvatici si ricavava il carbone vegetale di essenza dolce. Questo carbone serviva per fondere il ferro e da esso si ricavava anche una medicina digestiva. Una volta sino al 1800 vi erano a Calizzano parecchie ferriere dove si estraeva il ferro. 5) dalla corteccia e dai tronchi grossi del castagno si estrae il tannino che serve per conciare le pelli. A Calizzano nei primi anni del '900, dove ora vi è la Colonia esisteva una fabbrica per l’estrazione del tannino che dava lavoro a molta gente.6) Oggi dal legno di castagno si ricavano: Travi per i tetti, le scandole (che sono piccole assicelle di legno usate al posto delle tegole). Una volta tutte le case di Calizzano erano coperte di scandole, ora si usano le tegole perché costano meno.Col legno del castagno si possono costruire mobili, porte, finestre , pali da vigna traversine per le ferrovie etc..
Un tempo a Calizzano vi erano parecchie segherie ad acqua (sorte dove prima vi erano le ferriere) ove si lavorava il legno del castagno.
Un tempo i castagneti erano tenuti molto bene: i castagni venivano sfrondati dei rami bassi che davano fastidio e non fruttavano; in primavera si innestavano nuove piante e si faceva un fosso intorno agli alberi per fermare l’acqua. A Settembre si cominciava a pulire i boschi, si tagliavano le eriche, si raccoglieva il fogliame rimasto e si ammucchiava questo materiale intorno agli alberi formando così delle fasce dove le castagne si fermavano ed era possibile raccoglierle meglio. Arrivata la stagione della raccolta, famiglie intere partivano al mattino portandosi pane e lardo, e si fermavano nel bosco tutto il giorno a raccogliere. Chi non possedeva castagneti andava a raccogliere le castagne nei boschi dei proprietari e alla fine dava al padrone una parte delle castagne raccolte. Venivano anche ragazze dalla riviera per aiutare nella raccolta e venivano pagate con castagne secche. I raccoglitori si legavano ai fianchi un sacchetto di canapa, e poi con un paio di pinze di legno diricciavano le castagne le mettevano nel sacchetto, che una volta pieno era vuotato in un sacco. Alla sera i sacchi venivano portati con dei carri se c’era una strada mulattiera, altrimenti in spalla, nei seccatoi. Finita la raccolta si rastrellava bene il bosco per raccogliere le castagne rimaste e poi si accendeve il fuoco nel mezzo del seccatoio sotto cioè al graticcio dove erano le castagne. Alla notte un contadino si fermava per alimentare il fuoco e sorvegliarlo. Dopo 25-30 giorni le castagne erano pronte per la battitura. Saliva allora nel graticcio, passando da un finestrino, un uomo e le castagne venivano buttate a terra, poi con dei barattoli, anche aiutati dai bambini,si riempivano dei sacchetti stretti e lunghi e degli uomini forti prendevano questi sacchetti e li battevano sopra un ceppo per far staccare la buccia e la camicia. Erano sempre almeno due gli uomini che battevano Quattro donne mettevano le castagne nello spulatoio e spulavano cioè le facevano ballare per far scappare la buccia rimasta in modo che rimanessero bianche. Per ultima cosa le castagne venivano messe su un tronco ove avevano posto delle tavole e venivano scelte quelle buone da quelle rotte. Le prime poste in sacchi erano vendute o date al padrone o mangiate; le altre tenute per dare alle bestie ma a volte anche cotte e messe nella minestra. Dopo aver battuto le castagne, la gente che aveva partecipato si fermava e faceva una gran festa. Si mangiavano “fazzegni”, salame, “fazze”, mele , noci e si bevevo “Vinetta”. Poi si ballava e si cantavano vecchie canzoni. Si tornava a casa di notte al chiaro dlla luna e delle lanterne. Alla vigilia dei santi si usava portare al padrone del castagneto un sacchetto di castagne fresche.


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