Itinerari
Dalla guida Genova e la riviera ligure di Orlando Grosso (1951):
Albisola
La
vale del Sansobbia è un'ubertosa pianura, attorniata
da monti in cui discendono valloncelli boscosi.
Albissola si compone di tre borhi: Capo e Marina ala foce
del torrente e Superiore nella pianura. Trattasi di una pianura
alluvionale che risulta in gran parte un seno di mare colmato:
il valico del Giovo, al quale si accede anche da Albissola,
ne costituiva un canalone marino con varie conche, durante
il periodo oligocenico.
Arriviamo ad Albissola Capo ove furono rinvenuti i resti della
romana Alba Docilia, presso la chiesa di San Pietro,
costruzione che si vuol far risalire al secolo X, restaurata
sul principio del secolo XX. Vi nacque nel 1443 Giuliano Della
Rovere che fu il grande papa Giulio II. Le case settecenesche
del borgo sono presso la marina e vi si trovano le migliori
fabbriche di ceramiche artistiche e fra queste la Mazzotti
ebbe la collaborazione di Arturo Martini e di altri grandi
artisti. Vi sono pure i forni per la terraglia nera e bianca
di uso casalingo.
Una strada carrozzabile unisce Albissola Capo con la Superiore,
dove trovansi i resti di edifici romani (terme) dell'antica
Alba Docilia che ne dista un chilometro ed è
situata nella pianura tra fiorenti orti, vasti frutteti e
famosi pescheti.
 
Merita una vista la bellissima villa Gavotti, già Della
Rovere, con il grazioso giardino all'italiana, l'ampia vasca
in cui si riflettono il palazzo, la monumentale scalea e il
grandioso terrazzo adorni di statue.
I saloni e le stanze sono decorati da finissimi stucchi policromi
e da maioliche locali.
Nella chiesa di San Niccolò una statua
del santo è opera diFrancesco Schiaffino e un'altra,
lignea, del Maragliano si trova nell'oratorio.
Il
pulpito della chiesa è lavoro di abili artigiani del
principio del secolo XVII che ritroveremo nelle altre chiese
del paese, seguendo ancora il bello stile cinquecentesco.
Un viale alberato unisce Albissola Capo ad Albissola
Marina dove trovasi la storica villa Durazzo, ora Faraggiana
e la chiesa di N. S. Della Concordia, dotata di belle opere
d'arte, affreschi del Fontana, quadri di D. Cappellino, di
G.A. Ratti (I Misteri), dell'Ansaldo (San Carlo),
sculture del Ponzonelli, del David, del Maragliano, nella
sacrestia, armadi e inginocchiatoidei primi anni del Seicento
e la magnifica e preziosa Natività, dipinta
in Albissola da Gerolamo Urbinate, su 48 piastrelle di ceramica,
datata del 1576.
Un bel dipinto del Fiasella (Riposo in Egitto), la
cassa processionale di San Giuseppe, i banchi dei Priori con
ricchissimi seggi e altri per i fratelli, più semplici
ma di bello stile cinquecentesco, eseguiti dalle maestranze
già citate, sono l'orgoglio dell'oratorio di San Giuseppe.
La bella Albissola non ha solo i vanti della sua spiaggia
balneare, della fertile pianura e del paesaggio dolce e agreste,
ma quello grande della sua storia artigiana, poichè
i suoi ceramisti sopravvissero alle fabbriche cinquecentesche
e seicentesche di Genova e di Savona ed ancora oggi tengono
alto lo storico nome, quale unica espressione ceramistica
in liguria nella produzione italiana ed internazionale. I
suoi artigiani possedettero uno straordinario adattamento
ad ogni paese ed una facile assimilazione delle forme, pur
mantenendo intatto lo stile tradizionale. Se ne trovano, nel
secolo XVI a Genova (Grosso), a LIone, a Nevers, a Siviglia
(Spirito, Suffo, Corradi). Si ricordano dal secolo XVI al
XVIII i Sciaccarama, i Grosso, i Peirano, i Salomone, i Levantino,
i Falco e il famoso Boselli che seppe tradurre nella ceramica
locale i migliori prodotti europei. Avevano costoro le fornaci
e le piccole officine famigliari lungo il torrente, nascoste
fra gli ulivi.
La ceramica albisolese
Ad Albisola esistevano fabbriche i terraglie
già nell'età augustea, ma l'arte figulina vera
e propria fu introdotta, secondo la tradizione popolare, dai
Benedettini nel Medioevo. Inizia allora la produzione di ceramiche
arricchite di colori e graffiti.
Nel 1500, in età rinascimentale, Albisola inizia a
produrre i Laggioni, piastrelle maiolicate e decorate,
per il rivestimento di muri e pavimenti. Grazie a relazioni
internazionali, in quel tempo, i ceramisti albisolesi vennero
richiesti in altri Paesi per insegnarvi l'arte della ceramica,
dalla Spagna al Sud America.
Nel 1583 sedici maestri e trentaquattro lavoranti fondano
l'Arte dei figuli albisolesi: ad Albisola Marina, in
quel momento, ci sono ben tredici forni.
Il Sei ed il Settecento sono secoli d'oro per la ceramica
albisolese: vasellame pregiato con scene mitologiche e poi
con forme barocche, viene dipinto con il colore del mare:
è lo stile Antico Savona, dai tono azzurri variamente
graduati su fondo bianco, una decorazione che, soprattutto
nelle sfumature tenui, richiede scioltezza di pennellate.
Nel Settecento, accanto ad una ceramica raffinata e sobria,
si sviluppa anche una ceramica popolare, di blu intenso, considerata
di scarto, ma che è invece, interesantissma per la
libertà e la spontaneità con la quale l'autore
si esprime.
Sempre nel Settecento lavora nelle fornaci albisolesi Agostino
Ratti; egli, pittore savonese, va giovanissimo a Roma a imparare
le tecniche dell'incisione ma, viene attratto dal gusto popolare
teatrale e barocco romano dipingendo scene ironiche in maschera
come il Pulcinella. Lo stesso stile lo ritroveremo nei tempi
più moderni con l'artista Lele Luzzati.
Angelo Levantino, seguendo la strada aperta dal Ratti, rivoluziona
stili e colori; trasforma le "macchiette" dipinte
dal Ratti in figurine delicate ed espresse nervosamente con
tratto rapido: pochi segni essenziali che dei personaggi colgono
soprattutto i gesti, ritmati da una danza grottesca e tuttavia
armonica. Il Levantino usa colori sfumati dal verde al giallo
al viola. Le figurine agiscono dentro le "riserve",
medaglioni bianchi, mentre il bordo del piatto è dipinto
di un colore violetto distribuito a colpi di spugna a disegnare
alberi e fronde; il suo stile è detto Levantino.
Con il Levantino si diffonde uno stile estroso, stravagante
e irrequito nella ceramica albisolese.
A metà del Settecento, un insieme di avvenimenti mette
in crisi i maiolicari di Albisola: gli inglesi creano un loro
prodotto, la terraglia color crema e la decorano con
decalcomanie, lavoro di serie che consente prezzi competitivi,
ma anche la Sassonia e poi la Francia, diventano agguerrite
concorrenti delle fabbriche albisolesi. Per superare la crisi,
i maiolicari albisolesi abbandonano la ceramica barocca stle
Antico Savona per dedicarsi all'arte grossa,
ossia alla ceramica povera delle comuni stoviglie; nasce così
la ceramica taches noires (a macchie nere) con disegni
liberi e imprecisi, a volte semplici colature di colore.
Ad Albisola, all'inizio dell'Ottocento, quasi tutto il paese
viveva attorni ai forni della ceramica (ci lavoravano ben
400 artigiani). La fornace aveva un che di misterioso: nei
locali, bassi e bui, i vasai compivano gesti che parevano
riti. Il terrante, con una formula che costituiva il segreto
della fabbrica, mescolava la terra di Antibes con quella di
Albisola , la terra così preparata veniva messa a macerare
nell'acqua in tre apposite vasche attigue, poste ad altezza
scalare. Si riempiva dapprima la vasca più alta, e
qui l'acqua lasciava al fondo le prime scorie, poi si faceva
tracimare nella seconda, quindi nella terza, ripetendo ogni
volta l'operazione di decantazione. Nell'ultima, finalmente,
galleggiava l'argilla più fine, quella più adatta
ad essere lavorata. La terra, dopo questo primo trattamento,
era messa in conche che assorbivano una parte della sua umidità
e poi ridotta in pani e poi sbattuta violentemente contro
dei muri perchè acqistasse la densità voluta.
A questo punto entravano in azione le balleggiatrici
che, sbattendo la terra da un palmo all'altro delle mani,
la rendevano più plastica, pronta per la lavorazione
artigiana ed artistica al tornio. Il tornio era azionato con
i piedi da una grande ruota di legno di ulivo. Poi i pezzi
lavorati e pronti venivano posti ad essicare all'aperto e
poi cotti nel forno per circa dodici ore, tutta la notte.
Un aspetto caratteristico della ceramica albisolese è
rappresentato dai presepi. quest'espressione popolare si era
già diffusa nel genovese attorno al XIV secolo ma è
nell'Ottocento che assurge a dignità d'arte. Il più
impportante maestro in questo campo fu Antonio Brilla, autodidatta,
inizia da bambino a modellare la creta introducendo la tradizione
dei presepi artistici in cui si cimentarono artisti come Arturo
Martini (vedi Liceo Artistico Martini di Savona: www.mazzinipancaldomartini.it)
e Manlio Trucco, fino ad arrivare ad una produzione di statuette
che superava i centomila pezzi all'anno.
Museo della ceramica Manlio Trucco:
Manlio Trucco (1884-1974) è considerato
uno dei maggiori protagonisti della ceramica albisolese degli
anni Venti-Trenta. Nella sua casa -laboratorio trova sede
il Museo della ceramica. Al piano terreno sono esposti, oltrre
ai quadri ed alle ceramiche del Trucco, grandi vasi di autori
moderni da lui acquistati nel 1954. Tra questi ricordiamo
l'Intreccio di rami di Lina Poggio Assalini (1954).
Sempre al piano terreno è la sezione dedicata a sei
piccoli gruppi, cinque dei quali colorati a freddo da Manlio
Trucco, ottenuti da forme plasmate da Arturo Martini nell'antica
fornace della Fenice dello stesso Trucco.
Salendo al primo piano si possono visitare le sezioni romana,
con reperti archeologici proveniento da scavi effettuati nel
secolo scorso sul sito della villa-mansio di Alba Docilia,
e la sezione dei vasi da farmacia, provenienti dall'ospedale
San Martino di Genova. Questi ultimi, decorati in monocromia
azzurra, furono prodotte da fabbriche savonesi nei secoli
XVII e XVIII. Interessanti anche le statuette da presepio
con figure di pastori, di produzione savonese e albisolese,
e il pannello in piastrelle maiolicato, già murato
nell'antico ospedale di S. Nicolò di Albisola Superiore,
dipinto da Giovanni Giacomo Sciaccarama, nel 1554.
Museo Della Ceramica Manlio Trucco
Piazza S. Francesco
17011 Albisola Superiore (SV) - Tel. 019/482741
Bibliografia e siti consultati:
- Genova e la Riviera Ligure, di Orlando
Grosso, Roma 1951
- L'avventura artistica di Albisola 1920/1990, di Luciano
e Margherita Gallo Pecca, Editrice Liguria 1993
-
www.comune.albisola-superiore.sv.it
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