Dal 1286 al 1355, nel periodo in cui molte città
passavano al governo della Signoria, Siena restringeva il
consiglio di governo a nove magistrati. Il Consiglio dei
Nove segnò il periodo di maggior splendore della
città, tanto più che i Nove fecero dell'abbellimento
di Siena un elemento fondante per la loro politica. Il complesso
programma etico e politico degli affreschi nel Palazzo Pubblico
di Ambrogio Lorenzetti, dimostrano il carattere colto di
una tale committenza pubblica. Negli affreschi del palazzo
Pubblico, infatti, i temi profani e civili si intrecciano
a quelli religiosi per celebrare le virtù del Governo
dei Nove.
In questo momento storico, nell'arte, sorgeva il genio di
Giotto e con lui la pittura volgeva verso un realismo che
la colta e conservatrice cultura senese ancora non accettava,
preferendo l'eleganza e la raffinatezza della linea gotica
e il tema cortese.
La pittura senese non operò certo una svolta radicale
come quella fiorentina al seguito di Giotto, ma il suo carattere
intellettualistico la portò a porsi il problema della
rappresentazione dello spazio in modo razionale e coerente.
Ambrogio Lorenzetti, ad esempio, studiò attentamente
le leggi della convergenza prospettica su un asse centrale.
Nello stesso tempo, però, il radicamento di una tradizione
antica, l'elevato idealismo, il desiderio di non sopraffare
lo spettatore, corrispondevano così strettamente
alle aspirazioni dl codice cavalleresco, da assicurare una
lunga vita all'arte senese, nell'Italia come in Francia.
La sostanziale fedeltà della pittura senese alla
tradizione gotica, si pone nell'arte come una resistenza
alla pressione crescente della pittura fiorentina più
attenta al realismo e alla lezione di Giotto.
Simone Martini (Siena,
1284 - Avignone, 1344)
Il Governo dei Nove di Siena commissiona al giovane Simone
Martini, l'affresco della Maestà (1312-1315), della
Sala del Palazzo Pubblico destinata alle adunanze del
Consiglio Generale cittadino, trasformandola nel veicolo
di un nuovo messaggio, nel contempo religioso e civile.

Simone
Martini - Maestà, 1312-15
Nella Maestà, la Madonna, regina del cielo, viene
solennemente convocata con la sua corte di angeli e santi
perché assista cittadini sensi nelle loro adunanze.
La Vergine in trono rappresenta l'anima comunale di Siena
e diventa espressione dei Nove che governano la città,
identificando il tema sacro con il profano. Lo stesso
baldacchino dipinto nell'affresco è ispirato agli
apparati usati durante le feste e tornei cittadini, esso
contribuisce a creare un'atmosfera laica.
L'intera composizione di Simone Martini sottolinea la
visione realistica che l'affresco vuole suggerire. Il
punto di vista centrale dà alla struttura di insieme
una forma razionale; l'effetto spaziale e illusionistico
è reso ancora più credibile dal baldacchino
che, come una scatola prospettica, ricompone in unità
le pose diversificate dei santi, gli arditi scorci delle
loro teste - da notare che il movimento delle aureole
dei santi che talvolta si accostano, si sovrappongono
fino a nascondere in parte i volti dei retrostanti, imprimendo
all'intero affresco un dinamismo nuovo - e gli infiniti
dettagli naturalistici.
La particolare impostazione del trono ligneo su cui siedono
la Vergine ed il piccolo Gesù, raffigurato in piedi
nell'atto di benedire, allude alla forma della cornice
finemente intagliata dei trittici trecenteschi.
Sia nell'abbondanza dell'oro e dei colori preziosi, sia
nelle dimensioni, questa Maestà vuole essere lo
specchio di una floridezza economica del comune senese.
Simone Martini usa tecniche raffinatissime, di gusto aristocratico
francese come, ad esempio l'uso della punzonatura
e dello "sgraffiato" (la punzonatura è
eseguita con strumenti metallici con un'estremità
incisa con i quali si stampano sul muro motivi decorativi
e floreali su fondo oro, creando effetti di rilievo e
chiaroscuro sulla parete, fortemente naturalistici) per
rendere più naturalistico l'effetto dei panneggi
e delle stoffe dipinte, l'inserimento di gioielli incastonati
nell'affresco (da notare il fermaglio del manto della
Vergine, in cristallo di rocca, tenuto in un castone di
metallo dorato infisso nel muro). Simone Martini dedica
una particolare cura a ogni dettaglio, impreziosendolo,
rendendo tutta la composizione estremamente preziosa e
raffinata.
La fama di Simone Martini crebbe tanto che nel 1317 venne
chiamato a Napoli dagli Angiò per dipingere la
tavola con San Ludovico da Tolosa che impone al fratello
Roberto d'Angiò la corona del regno di Napoli,
probabilmente in coincidenza con la canonizzazione del
santo.
Ludovico
appare raffigurato al centro della composizione, seduto
sul trono e rigidamente frontale, mentre pone sulla testa
del fratello minore la corona di Napoli, cui aveva rinunciato
e viene a sua volta incoronato da due angeli.
L'incoronazione celeste del santo si combina nella tavola
a quella terrestre di Roberto d'Angiò, che voleva
in questo modo ribadire la legittimità del proprio
regno e difendersi dalle accuse di aver usurpato il tono
al legittimo erede.
Le due figure si stagliano contro un fondo dorato, vivificate
dal fluire sinuoso
della linea, che ne disegna i contorni e guida le ricadute
delle stoffe. La dignità regale dei personaggi
si fa concreta nell'estrema ricchezza del dipinto, negli
intarsi del trono, nel diffuso uso della punzonatura,
nel vero disco di vetro che fa da fermaglio al piviale,
nelle oreficerie e nelle vesti dei personaggi.
San Ludovico indossa sopra il saio francescano uno sfarzosissimo
manto con il bordo dorato, ingemmato come i guanti, la
mitra e il pastorale che alludono alla carica ecclesiastica:
sembra ormai appartenere alla sfera divina per l'immateriale
consistenza del suo corpo, l'immobilità dei suoi
gesti, lo sguardo fisso nel vuoto, contrapposti alla realtà
terrena del fratello, dipinto in modo più naturalistico.
.......Simone
Martini, San Ludovico da Tolosa, 1317
Nella parete di fronte alla Maestà, nella sala
del Consiglio del palazzo Pubblico di Siena, Simone martini
dipinge, nel 1330, Guidoriccio da Fogliano. Con questo
affresco la Repubblica voleva celebrare la recente conquista
del castello di Montemassi e di Sassoforte e, più
in generale, l'espansione senese in Maremma. Il soggetto
cavalleresco della raffigurazione, calza perfettamente
alla vena pittorica di Simone Martini, che si sofferma
nel descrivere accampamenti, stendardi, bandiere e armature.
Nel castello raffigurato sulla destra si riconoscono il
gonfalone con i colori senesi bianco e nero e il battifolle,
una costruzione provvisoria in pietra e legno dalla quale
gli attaccanti sferravano l'assedio, come testimonia la
presenza di una catapulta.
Simone
Martini, Guidoriccio da Fogliano, 1330
Il nobile cavaliere, Guidoriccio, avanza al centro dell'affresco,
i colori dell'abbigliamento del cavaliere e la copertura
del cavallo spiccano dal fondo, si unificano in un unico
elemento decorativo che smaterializza il personaggio;
gli stessi zoccoli del cavallo sembrano sfiorare appena
il terreno, senza peso. L'atmosfera fiabesca, il tema
cavalleresco, l'aristocratica eleganza di Simone Martini,
di matrice francese, trova qui la sua massima espressione
e prelude a quella corrente artistica chiamata Gotico
Internazionale.
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