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L’ Arte Paleocristiana nel territorio savonese:
il Battistero di Albenga

Il battistero di Albenga è un monumento prestigioso ed unico nella storia della Liguria cristiana. È fondamentale per la messa a fuoco del periodo storico a cui appartiene in tutte le sue componenti economiche, sociali, culturali e soprattutto religiose.
Il suo stato di conservazione è eccellente, grazie anche ai numerosi restauri del secolo scorso.

Situazione socio-politica, culturale e religiosa

Fu l’imperatore Costantino (editto di Milano del 313 d.C.) a concedere a tutti i sudditi dell’ impero la libertà di professare la propria fede. Cessarono così le persecuzioni contro i cristiani.
Dopo la morte di Costantino, la situazione precipitò nel caos, l’Oriente e l’Occidente si divisero in due parti autonome tra loro.
In questa situazione l’economia peggiorò e i barbari tornarono a premere alle frontiere.
A partire dalla fine del IV secolo, in Occidente si ebbero pestilenze, carestie e invasioni barbariche, mentre in Oriente l’economia restò florida. Nel 402 la capitale dell’Impero divenne Ravenna. Nel 476 crolla l’Impero romano d’Occidente.
Alla fine del V secolo, i germani avevano conquistato quasi tutti i territori dell’impero d’Occidente e avevano dato origine a numerosi regni. In Italia, dal 489, fu il re ostrogoto Teodorico a regnare.

I barbari avevano una religione diversa da quella dei romani perché, pur essendo cristiani, avevano aderito all’arianesimo che era considerato una pericolosa eresia dai fedeli dalla chiesa di Roma (gli ariani riconosceva Cristo come salvatore dell’umanità, ma gli negarono la divinità). Essi avevano due chiese e sacerdoti diversi. Barbari e romani erano diversi anche per cultura e leggi: ciò che per la legge dei barbari era tollerato, era invece severamente punito per la legge romana.
Giustiniano, l’imperatore d’Oriente o bizantino, mirava a riunire di nuovo i territori imperiali dell’Oriente e dell’Occidente. Combattè e vinse contro gli Ostrigoti per quasi vent’anni per conquistare l’Italia.Mise a capo della penisola un esarca e fece di Ravenna la propria capitale. Nel 567 la penisola venne invasa dal Longobardi e ai bizantini rimasero Ravenna, Roma e parte dell’Italia centro-meridionale.

Le divergenze in campo teologico iniziarono in Egitto nel 319, nella chiesa di Alessandria, tra il sacerdote Ario e il vescovo della città Alessandro. Il motivo fu l’interpretazione data da Ario alle sacre scritture e alla figura di Cristo. Riconosceva Cristo come salvatore dell’umanità, ma gli negò la divinità. Ario fu condannato ed esiliato, ma poi venne riabilitato da Costantino nel 333. L’arianesimo nonostante l’aperta condanna, aveva molti seguaci e rappresentava un pericolo sempre costante per la chiesa di Roma.

Evoluzione del tessuto urbano di Albenga

cartografia zona AlbengaPer Albenga, la più antica fonte letteraria attendibile relativa al cristianesimo è costituita dalla lista episcopale del sinodo di Milano (431 d.C.), che menziona il vescovo Quintus, il primo dunque a noi noto per la capitale degli Ingauni.
I monumenti che attestano una comunità cristiana ad Albenga sono il Battistero e dal complesso di san Calocero fuori le mura.

Gli Ingauni, nel III secolo a.C., si allearono con i Cartaginesi contro Marsiglia, Genova e i Romani. Nel 201 a.C., quando si resero conto del predominio delle forze romane su quelle cartaginesi, si affrettarono a stringere un patto, il foedus che aprì la via della romanizzazione della regione e preluse alla concessione della cittadinanza romana e all’erezione dell’antico oppido.
Ai Romani interessava di Albingaunum soprattutto la fertile pianura e l’attraversamento della Julia Augusta (costruita nel 13 a.C) verso il confine con la Gallia.
La nascita di ‘‘Albenga capitale’’ è sancita da una iscrizione celebrativa posta dal generale Costanzo, che diverrà nel 421 l’imperatore Costanzo III, secondo marito di Galla Placidia. Costanzo dichiara di essersi dedicato a dare un assetto alle case, al porto, alle porte della città, costruendone le mura e fornendo leggi ai suoi abitanti.
Albenga giocava così un ruolo–chiave nella difesa dell’Impero Romano d’Occidente. Il Municipum romano venne fortificato da mura di cui rimangono alcuni resti (nell’alveo dell’attuale fiume Centa).

pianta centro AlbengaLungo la via Julia Augusta si formarono gradatamente latifondi con costruzioni rustiche e ville.
A nord scorreva il fiume Centa che con i suoi apporti alluvionali aveva, con il passare dei secoli, modificato profondamente la linea di costa.


Fra il XII ed il XIII secolo, il Centa, in seguito al declino della città, le invasioni barbariche e l’annessione alla Repubblica di Genova, fu deviato, costruendo un canale per alimentare le industrie del cuoio, a sud dove si trovava l’antico porto (che si trivava alla foce dell'attuale fiume Centa), causandone l’interramento.


il porto si andò rapidamente colmando e scomparve del tutto. Un processo di costante bradisismo, ha provocato oggi l’allontanamento della linea costiera. Il livello romano si trova oggi circa 4 metri sotto l’attuale, quello del V secolo a circa in. 2,50, come si vede nel Battistero.

 

esterno battistero AlbengaIl battistero

Al battistero di Albenga si accede attraverso la Loggia comunale, scendendo una scala di quattordici gradini che porta al livello paleocristiano a circa due metri e mezzo sotto l’attuale quota della città.

Il battistero è a pianta ottagonale all’interno con nicchie alternativamente rettangolari e semicircolari, è decagonale, ma molto irregolare all’esterno. Nella nicchia di fronte all’ingresso troviamo l’abside mosaicata
Al centro c’è il fonte battesimale

 

Sulla parte centrale dell’edificio rientrante rispetto al tetto del corpo sottostante, che ricopre le volte e le calotte delle nicchie interne si alza un alto tamburo ottagonale.
Sul tamburo si aprono otto grandi monofore all’interno di archi ciechi a tutto sesto.
Nella zona inferiore vi sono sei finestre e due accessi.
I tetti sono coperti con embrici di tipo romano.

Nella parte bassa, le murature sono in pietra a conci sbozzati, disposti in corsi regolari, e ciottoli parzialmente corretti da scarso materiale laterizio: un ritorno all’opus incertum con blocchi di arenaria regolarizzati su una delle facce, << eguagliati e rinzaffati nei giunti con abbondante calce, che lascia in evidenza, della pietra a vista, soltanto la parte centrale. >>.

L’interno dell’edificio ha un aspetto assai più regolare rispetto all’esterno, con una netta prevalenza del pietrame, discretamente ordinato, sul materiale laterizio, con gli archi in mattoni.
La pianta è ottagonale e l’alzato si presenta su due ordini di archi.
Nella parte inferiore si aprono otto nicchie completamente inglobate nella muratura.
Sopra si svolge una archeggiatura continua con 16 archi asscopertura battistero di Albengaiali e angolari.


La copertura dell’ottagono superiore è invece a travi lignei disposti radialmente che convergono su un “ometto”, un palo che fuoriesce dal tetto.

La copertura in legno non è originale, ma è una costruzione del Novecento, probabilmente, in origine, doveva essere una cupola emisferica.

 

 

Il mosaico

I Padri della Chiesa, intuirono immediatamente come le immagini servissero a rendere maggiormente comprensibili i dogmi di fede e contribuissero ad avvicinare i pagani al cristianesimo.
La chiesa intendeva rivolgersi ai fedeli attraverso simboli facilmente decodificabili, in cui l’immagine doveva testimoniare un messaggio. In questo senso, possono essere messi sullo stesso piano gli autori di testi e gli artisti che li avevano illustrati: i primi raggiungevano i fedeli con la parola scritta, i secondi con le immagini.
Gregorio di Nissa (Padre della Chiesa, 335-394) scriveva: “la pittura, benché muta, sa parlare sulla parete” .
L’artista difficilmente operava libere scelte e doveva attenersi scrupolosamente ad archetipi riferiti all’Antico e Nuovo Testamento per realizzare dipinti e mosaici.

masaico del battistero di AlbengaPossiamo suddividere il mosaico di Albenga in quattro elementi:
Iscrizione dedicatoria
Decorazione floreale a foglie d’acanto stilizzate
Decorazione della volta con cristogramma e le 12 colombe nel cielo stellato
Decorazione della lunetta con i due agnelli e la croce gemmata

Al centro dell’imbotte campeggia un cristogramma composto da tessere prevalentemente gialle, che si estende in tre cerchi concentrici.
I tre cerchi, a triplice sfumatura di blu e azzurro, sono inseriti in un cielo stellato e in ogni cerchio sono ripetute le lettere apocalittiche Alfa e Omega. Sul perimetro dell’ultimo cerchio, campeggiano dodici colombe bianche di diverso accento cromatico
Nel punto in cui termina il Rho del cristogramma vi è un piccolo cerchio a fondo azzurro.
Nel cielo blu cobalto, sono ben allineate cinque file di nove stelle a destra e quattro di dieci a sinistra.

La decorazione della lunetta di fondo è completamente racchiusa in una fascia simile a quella della fascia esterna.
Su uno sfondo blu, si accampano due agnelli bianchi, sfumati verso l’alto. Gli agnelli, su un prato verde costellato di grandi fiori dai colori sgargianti, sono rivolti verso una croce rossa, con perle bianche e gemme ovali o quadrate
La decorazione del mosaico del sottarco della finestrella absidale è divisa dalla soprastante fascia floreale.

La parte più esterna è ornata da due grandi tralci di foglie, che si staccano dal fondo blu. I tralci raggiungono una tabella rettangolare, divisa in due parti che reca, in bianco, una scritta dedicatoria, il cui testo è stato così interpretato: (NOMI)NAMUS - QUORUM HIC RELIQUIAE SUNT.
Sotto, due tralci di fiori bianchi con lunghi pistilli che terminano in un piccolo fiore a quadrifoglio quasi sorreggono una lunga iscrizione in cui si leggono i nomi di alcuni santi: STEFANI S.IOHANNIS LAURENTI NAVORIS PRQTASI - EVANGEL. - FELICIS GERVASI

Il segno della croce era simbolo di vita e quindi divino e venne rappresentato, con diverse grafie. Alle lettere greche I (iota) e X (chi), iniziali di Iesus Cristos, seguirono le sole lettere del nome di Gesù, I e H; dal IV secolo, poi, fu in uso la sovrapposizione di X (chi) e P (rho) che indicava ugualmente il nome di Cristo e originava la croce monogrammatica.

Interpretazione dei simboli religiosi:
I tre cerchi concentrici sono un richiamo alla Trinità e della loro unità
Le lettere alfa e omega ripetute tre volte indicano il principio e la fine di tutto: « Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il principio e la fine » (Apoc. 22,13)
Le dodici colombe rappresentano gli apostoli e la loro missione di annunciare il Vangelo al mondo.
Gli agnelli rappresentano i fedeli che guardano la croce, la salvezza divina.
Le stelle ordinate a otto punte nel cielo rappresentano l’esercito di Gesù.

tomba ad arcosolio del battistero di AlbengaAll’ingresso del Battistero troviamo due antiche tombe ad arcosolium. Il campo della lastra principale di una della tomba è lavorato su più piani e decorato con due file di sei cerchi formati da un nastro a due vimini. Al centro di ciascuno abbiamo margherite, elementi gigliati, foglie e grappoli d’uva, un uccello che becca, nastri che si intrecciano e formano un nodo e, negli spazi di risulta, crocette a estremità espanse, fortemente scavate.La decorazione della lastra è formata da parti a rilievo e da parti ad incavo, un insieme di chiaroscuri che denunciano l’apporto delle maestranze ispano-visigote che contribuirono alla rinascenza dell’inizio dell’VIII secolo.

Le transenne delle finestre vennero adattate ad esse e solo una, coincidendo le misure della lastra con la luce della finestra, potrebbe essere stata eseguita proprio per questo edificio nel V secolo, le altre sono della prima metà dell’VIII secolo. All’esterno le due transenne del piano inferiore hanno uno schema decorativo che vede al centro una croce latina a due nastri intrecciati;sopra e sotto al braccio della croce si trovano quattro fori circolari; gli altri cerchi riportano delle rosette a cinque petali ruotanti. Nel tamburo solo una delle finestre è dotata di transenna, le altre sono traforate tamponate in mattoni.L’affresco, oggi staccato, che raffigura san Giovanni Battista che battezza Gesù Cristo nel Giordano, appartiene a un ciclo pittorico assegnabile probabilmente ai primi decenni del Trecento.Fu ritrovato all’interno della nicchia dell’antica entrata, dal lato della cattedrale. Per salvaguardarlo dall’umidità, d’Andrade decise, nel 1900, di farlo staccare e trasportare su tela.
La struttura architettonica ad ogiva costringe il Battista a protendere leggermente la testa verso Cristo, sul quale versa, con il braccio teso, una ciotola d’acqua, mentre nell’altra mano tiene un cartiglio.Il Battista è ricoperto da un mantello rosso dai risvolti verdi con pieghe e tracce di lumeggiature che conferiscono movimento al panneggio.
Cristo è raffigurato in piedi nel Giordano; un perizoma bianco gli cinge i fianchi, i capelli e la barba biondi gli incorniciano completamente il viso rotondo.

Attualmente nel battistero di Albenga, oltre a quello ottagono, esistono altri due fonti battesimali, collocati in due nicchie.
Uno recava il blasone di Luca Fieschi— poi scalpellato — e del Comune di Albenga. IIl secondo, sistemato nella nicchia a sinistra dell’absidiola mosaicata, è ricavato da un grande blocco marmoreo, intonacato e dipinto ad affreasco, quattrocentesco un Battesimo di Cristo, forse utilizzato in una prima fase contemporaneamente a quello ottagono poi, gradatamente, cessato totalmente il rito per immersione, usato in sua sostituzione.

Il restauro

Fu Alfredo D’Andrade ad occuparsi alla fine del XIX secolo del restauro del Battistero di Albenga. Egli, riscontrata la necessità di un intervento per salvaguardare il monumento dalla totale rovina, suggerì di formare un’intercapedine intorno al battistero per eliminarne l’umidità e regolarne la ventilazione interna. Egli evidenziò la totale mancanza di leggi per la salvaguardia del patrimonio artistico nazionale efficaci per bloccare le speculazioni.
Per il restauro del battistero, dopo aver appurato la disponibilità del Ministero a intervenire con uno stanziamento, d’Andrade, si adoperò per sensibilizzare la pubblica amministrazione di Albenga e la fabbrica del Duomo che sempre si erano disinteressate di questo problema.

Nell’aprile del 1891 venne eseguita una perizia che prevedeva: 1) la costruzione di una intercapedine, l’apertura dell’antica entrata attraverso l’esistente cisterna usata dalla Sottoprefettura; 2) il ripristino delle antiche chiusure in lastra scolpita alle finestre; 3) la sistemazione di uno strato permeabile in ghiaia prima della posa di un nuovo pavimento in pozzolana; 4) il restauro del mosaico.

Nella relazione allegata a questa perizia, d’Andrade afferma che il Battistero di Albenga « è il più antico monumento cristiano che esiste in Liguria », illustra le lastre di chiusura delle finestre eseguite « con pezzi di lastra scolpita a croci, uccelli, intrecci o trafori con tracce di aver avuto vetri probabilmente colorati, i quali dovevano, guardati contro luce, formare una specie di mosaico traslucido », La descrizione di d’Andrade dell’interno del Battistero, pur alquanto sommaria è, tuttavia, molto significativa: l’edificio « pare più una cisterna che un tempio. Le pareti, le colonne, tutto vi è verde dalla muffa ». Umidità da attribuirsi, come abbiamo già visto, al rialzamento del suolo ed alla cisterna addossata al battistero.

Alla fine di aprile del 1900 iniziarono i lavori. Si partì con l’isolamento del battistero dal palazzo Balestrino e dalla Sottoprefettura; venne quindi demolito il muro che chiudeva le finestre del piano terra e si iniziò la realizzazione dell’intercapedine attorno al battistero.
Si costruì poi il muro dell’intercapedine che « si basa sull’antico ed ha una lunghezza di metri 10 »

pianta battistero Albenga restauroDurante gli scavi per l’intercapedine, si trovarono vari reperti archeologici come ii resti di un muro intorno al Battistero, forse una precedente intercapedine costruita a salvaguardia del battistero quando ancora vi si svolgevano funzioni liturgiche. In questi mesi i lavori procedettero con alacrità: venne demolita la porta di accesso al battistero verso il lato nord della cattedrale (1) e si tentò di individuare l’antica soglia del battistero sul lato verso la Prefettura (2).
Si demolirono i pavimenti e il fonte battesimale con balaustra fatto costruire dal vescovo Luca Fieschi.

Avviato lo scrostamento del vecchio intonaco del battistero, nella parte superiore, De Marchi notò che per tutta la circonferenza del tamburo, almeno per un metro d’altezza, il muro perimetrale era stato più volte rifatto; lo desunse dalla cattiva qualità della calce e dalla pessima condizione della muratura e dalla diversa sagomatura delle pietre. Questo importante dato condusse i restauratori a opinare che l’antico tetto doveva poggiare più in basso, forse una cupola realizzata con la tecnica delle anfore in terracotta a cerchi concentrici;
A testimonianza di questo, furono ritrovate, nella demolizione del tetto, cinque antiche anfore.
Nonostante ciò, fu demolito parte del tamburo, la volta in pietra ed il tetto venne ricostruito a capriate in legno.

demolazione battistero AlbengaNel 1900 venne demolita la cupola, ritenuta « una una superfetazione da eliminare per riportare il monumento alla sua vera ‘fase originale’ ».
Non si considerò la possibilità di una volta originaria con le anfore in terracotta
Si demolì, per un metro d’altezza, la parte ritenuta non antica del muro perimetrale del tamburo.

Fino al 1948, la parete del Battistero verso la Sotto-Prefettura era nascosta dalle sovrastrutture costruite per ospitare le carceri e sopra di esse la terrazza della tortura, poi dal 1797 dalla Provincia e poi dalla Sotto-Prefettura.Il motivo dominante di questa facciata è costituito dalle due scale contrapposte su un grande arcone che inquadra il Battistero.

 



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